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Martedì, 25 Marzo 2014 08:20

Summit a Milano per mettere in rete imprenditori e investitori. In Italia le fonti di energia pulita possono rendere agli investitori quasi il doppio rispetto alla Germania. 
"Ci sono i margini per migliorare la resa di 25 gigawatt di eolico e fotovoltaico".

Per le fonti rinnovabili, dopo più di due anni di colpi pesanti, con norme continuamente rimesse in discussione e una pioggia di critiche per le giravolte italiane sulla normativa energetica, può partire la stagione del dopo incentivi. L’annuncio è arrivato oggi alla prima giornata del Renewable Energy Summit organizzato a Milano, al Palazzo delle Stelline, da Palma Investimenti e Servizi in collaborazione con ICE: in Italia le rinnovabili possono rendere agli investitori quasi il doppio rispetto alla Germania, il più grande mercato europeo delle energie pulite.

"Per le rinnovabili la situazione è simile a quello dello spread", spiega Massimo Sapienza, vicepresidente del summit e Ceo di Palma Investimenti e Servizi. "L’incertezza delle norme, i continui tentativi di cancellare leggi in maniera retroattiva, hanno reso l’Italia poco affidabile. E quindi hanno fatto salire i costi: per attirare investitori in un paese in cui tutto è insicuro e la burocrazia comanda bisogna garantire tassi di rendimento più alti. Ma possiamo trasformare questo elemento di debolezza in un punto di forza. Con i capitali che arrivano è possibile migliorare il settore e renderlo più stabile: a quel punto tornerà la fiducia, i tassi scenderanno e la maggiore efficienza darà slancio al sistema".

L’interesse per l’energia pulita è testimoniato dalla presenza ai due giorni del Renewable Energy Summiti di 15 aziende del settore – tra cui le quotate Alerion, Kinexia e Maire Tecnimont, Edison e il gruppo Maccaferri - e 11 fondi di investimento internazionali. In gioco c’è il futuro di un sistema imprenditoriale che, nonostante le difficoltà, ha saputo recuperare il terreno perduto installando 25 gigawatt fra eolico e fotovoltaico, per un flusso totale di investimenti di oltre 70 miliardi di euro.

Una ricchezza che al momento resta in parte potenziale. "Molti impianti sono stati costruiti in grande fretta, per utilizzare finestre di incentivi che potevano chiudersi da un momento all’altro, rendendo impossibile una buona programmazione", continua Sapienza. "Inoltre la proprietà risulta molto frammentata. Migliorando tecnologia e managerialità, a parità di impianti si può assicurare una resa decisamente migliore. Evitando di tagliare fuori il sistema Italia da un settore strategico e garantendo gli oltre 100 mila posti di lavoro conquistati in questi anni nel settore dell’energia pulita".

Fonte:La Repubblica