Dai taccuini di alta cartoleria ai piccoli editori che stampano su trame pregiate: la qualità per battere Cina, Corea e India che producono a prezzi bassissimi.

La Rete ha moltiplicato le occasioni di scrittura ma la carta resiste. Un’analisi condotta presso il Fondo monetario internazionale (Imf) di Washington aveva evidenziato, in pieno boom informatico, che anche per gli economisti la carta restava il supporto preferito per la lettura: permetteva di annotare e correggere senza perdere la stesura originaria; offriva velocità di movimento da un testo all’altro, ma anche flessibilità nella disposizione dei fogli sulla scrivania (Renata Tinini in «Galileonet.it»). In Italia innumerevoli piccoli editori vivono ancora oggi di tirature limitate, rigorosamente stampate su carta pregiata: Tallone di Alpignano, o Pulcinoelefante di Osnago (ha in catalogo cose uniche di Alda Merini). Né sono mancate le contaminazioni: lo rivelano prodotti quali PaperLink, uno strumento nato dalla collaborazione tra la giapponese Hitachi, il dipartimento di Computer Graphics dell’Università di Dortmund e il Georgia Institute of Technology di Atlanta. Consente di sottolineare pezzi di testo scritto sulla carta associando e essi un contenuto elettronico. Altri ne sono seguiti e altri ancora nasceranno. Di certo si continuano a scrivere libri di carta per dire che la carta è morta, da dimenticare.

Ma il libro tradizionale non tira le cuoia, nonostante gufi e previsioni, e tutti utilizziamo ancora la carta per prendere appunti o disegnare. Per questo un editore di cultura sofisticato come Carocci e uno studio grafico tra i più affermati quale Falcinelli & Co si sono uniti per dar vita a «Write it», un marchio di alta cartoleria. Che sarà ideata e realizzata completamente in Italia. E produrrà taccuini, agende, quadernetti, mazzette da disegno, etichette e cose simili. Sette prodotti in tutto, numerati progressivamente. Così come i piccoli editori cercano carte non acide, allo stesso modo «Write it» ha selezionato artigiani e materiali. E li ha trovati tutti nel Belpaese: in Umbria, nel Lazio, negli Abruzzi o nelle Marche, nonostante Cina, Corea e India abbiano il controllo del mercato mondiale, producendo a prezzi bassissimi. Uno scatto di orgoglio nostro. Con una semplice idea di base: realizzare taccuini e quaderni come dei libri, con una legatura simile a quelle del celebre stampatore Bodoni (copertina rigida in carta editoriale anti-impronta) con una cucitura in filo refe rosso. La stessa carta è stata scelta ecologica e certificata Fsc: è preparata con un impasto di pura cellulosa a fibre lunghe e ha una resa sorprendente con gli inchiostri. Durerà più a lungo di quella normale. Il carattere tipografico utilizzato si chiama Parmigiano ed è stato disegnato da Riccardo Olocco e da Jonathan Pierini (un altro omaggio a Bodoni).

Il tutto non è comunque una forma di vintage, perché questa cartoleria di alto livello è stata pensata in chiave contemporanea con materiali del nostro artigianato. Che è poi quello caro agli stranieri. Non a caso le prime prenotazioni di taccuini e quaderni «Write it», in distribuzione dall’8 maggio, sono giunte dall’estero. In Francia, in Inghilterra, in Germania, vale a dire in nazioni che si stavano dimenticando il piacere di compulsare un prodotto artigianale come quelli di cui stiamo parlando, maneggevole come un iPhone. I bibliofili, dei malati cronici, parlano sovente della «febbre cartacea» che li ha colpiti. Allo stesso modo possiamo dire che simili prodotti, curati nei dettagli, rendono solenne la scrittura. Anche il grande Peppo Pontiggia diceva che si scrive diversamente a seconda del supporto che si utilizza. Forse per questo non amava né mail né sms.

 

Fonte: Corriere della Sera