Nel 2011 il costo del debito è salito dal 5,6% al 6%: i tassi sui BTP decennali sono passati dal 3,4% al 4,9%

Investire in Btp ha una remunerazione maggiore rispetto ad un investimento in un'industria italiana. È quanto emerge dal rapporto redatto dall'Ufficio studi di Mediobanca, tracciato dopo aver raccolto i dati relativi all'attività in patria di 2032 società italiane. «Nel 2011 il costo del debito è salito dal 5,6% al 6% - spiega la relazione - i tassi sui BTP decennali sono passati dal 3,4% al 4,9%; il rendimento netto del capitale (roi) realizzato dalle imprese italiane (5,8%) è risultato insufficiente a remunerare il capitale proprio e di terzi (debito) impiegato nell'industria».




I numeri dell'industria italiana

LA DISTRUZIONE - «Vi è stata una conseguente distruzione di ricchezza pari a 1,4 punti», spiega ancora la relazione. Secondo la ricerca, i gruppi industriali più grandi hanno subito maggiormente questa distruzione di ricchezza, segnando un gap nel 2011 pari a 5,2 punti; va meglio il cosiddetto IV capitalismo (imprese manifatturiere medie e medio grandi con azionariato italiano e non facenti parte di gruppi più grandi), pure in negativo ma in misura assai più contenuta (medie imprese: -1,2; medio-grandi: -1,4). «La distruzione di valore - prosegue la relazione - ha risparmiato le sole imprese a controllo estero, grazie alla elevata redditività del capitale (roi 2011 al 12,2% contro il 4,7% medio della manifattura). Anche il roe è stato nel 2011 inferiore al rendimento netto degli impieghi finanziari in BTP, segnando un differenziale negativo di 1,5 punti. Si salvano il made in Italy (+6 punti) e il IV Capitalismo (medie imprese: +1,4 punti)».

LE MODALITA' - Negli ultimi dieci anni sono cambiate le modalità di finanziamento delle imprese italiane, la cui esposizione debitoria nei confronti delle banche è calata di oltre il 25%. Da questo punto di vista la tendenza del triennio 2008-2011 è stata quella di una riduzione dei finanziamenti in arrivo dalle banche italiane pari a 11,5 miliardi di euro in meno, con una "importante contrazione del debito bancario a medio lungo termine" e una contemporanea espansione di quello a breve. A fronte del credit crunch, l'ufficio studi di Mediobanca calcola 17,5 miliardi reperiti su circuiti di debito non bancario. In particolare, si tratta di 13 miliardi raccolti con obbligazioni e 4,5 miliardi attraverso finanziamenti intercompany. Di questi ultimi avrebbero beneficiato soprattutto le divisioni italiani di multinazionali o di consociate internazionali. In totale, nell'ultimo decennio, l'esposizione debitoria delle imprese italiane alle banche è diminuita, passando dal 50,8% del debito finanziario nel 2002 al 37,2% nel 2011.

Fonte: http://www.corriere.it/